Torniamo a scorrere
Giorni che si susseguono. Parentesi di cielo azzurro tra i rami. Cartocci di foglie che s'involano con la polvere. Cime innevate in lontananza, oltre i palazzi, cornici serafiche della nostra irrequietezza. Tutta questa fatica. E' solo il tempo a divorarsi la lievità? O sono virate dell'esistenza a farci venire la nausea? Ma perché contorcersi? Perché insistere nel soffrire? Perché agitarsi? In fondo non è necessario. Non serve. Non aiuta. Non giova. Non nutre. Il dolore, è vivo. Esiste, è inevitabile, la vita non può prescinderne. Ma la sofferenza è morire piano, bere uno stillicidio di veleno, caderci dentro, aprire la bocca e ingoiarne galloni, annaspare, bere ancora, annaspare ancora, lamentandosi, riempiendo di nuovo la tazza e rovesciandosela nel gozzo, ah come sto male, giù veleno, aaaah povera me, ancora un gallone, e via e via così. Mi siedo su questa panchina, nel sole di autunno che volge alla fine, e non so star seduta, mi prende la smania di berne ancora una ci...