19 Marzo 2020
Ho avuto un flash di te. Era diverso da quelli che stuzzichiamo per non dimenticarci quanto era bella la pelle contro la pelle, per soffiare sulle braci intimorite, per distrarci dai punti interrogativi quotidiani. Era un flash di te fatto di molti altri, come un mosaico instabile di frammenti di un tempo condiviso che era ancora troppo minuto, un frutto ancora troppo acerbo per essere strappato alla pianta. Sento che molli la presa, dolcemente, l'animo invischiato in troppi vortici, in paure antiche risvegliate da paure nuove. Sento le tue dita farsi lontane, più lontane di questi pochi chilometri che ci separano, lontanissime, evanescenti. Sento che vuoi proteggerti da un ennesimo dolore, che vuoi fuggire ma ululi da bestia incarognita perché non puoi farlo, come tutte e tutti noi. Forse non te l'ho ancora esplicitamente detto, ma è la prima volta che non ho paura dell'attesa, della distanza, che non dubito, non vacillo, che il mio cuore sta, sereno, come un'isola in ...