4 Aprile 2020
Oscillare.
Come un pendolo, raggiungere l'estremo dell'oscillazione rallentando, e poi accelerando - vertigine - e poi raggiungere l'estremo opposto.
Com'è che era il tuo sorriso? Ah, già, menomale che c'è la tecnologia. Eppure me lo ricordavo diverso, sarà che c'era anche il tuo odore di mezzo, e non c'erano i pixel.
Ma cos'era esattamente che ci dava quel senso d'ebrezza? Non ricordo più sai. Perché eravamo così entusiasti? Cos'è che ci lanciava come trottole con un gesto secco e preciso, a roteare, girare girare fino a perdere il fiato e la testa?
Ah, si, era una sensazione come di sincrono. Come quell'entusiasmo del battere le mani tutti a tempo e creare un ritmo, l'entusiasmo del pezzo di puzzle che s'incastra giusto, la gioia del cantare assieme e beccare l'armonizzazione giusta.
Mah.
Non me la ricordo più molto bene però, sai. E' come se mi fosse sfuggita.
E cos'è che volevamo fare poi? Ti ricordi? Forse partire. Un viaggio. Ah si forse era un viaggio. Esplorare insieme. Già. Bello.
Prendere andare salire in sella. Quel senso di libertà, le risate. Una bottiglia di vino e che altro serve, se la natura è bella e canta attorno a noi. Si, dev'essere quello.
Non lo so, non mi ricordo. E ho paura di non ricordarmelo nemmeno quando questo pendolo si placherà. Ho paura che questo pendolo abbia avuto la forza di un'onda sulla sabbia, e tutto quel che avevamo iniziato timidamente a scrivere sia sparito, sia un ricordo, ma non più il presente.
Ho paura di rivederti e non sapere più cosa sentire.
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