Gratitudine

E' cambiata la luce. L'ho visto oggi, mentre trascorrevo una delle molte ore di questa terza quarantena, allungata sull'amaca che ho installato per l'occasione sul terrazzo che affaccia sulla strada.

E' cambiata, era un po' più rosata, tendeva all'arancione, e, anche se il tardo pomeriggio è sempre un po' così, si sentiva dalla variazione dei pigmenti che stiamo scivolando verso - se non l'autunno - la fine dell'estate.

Mi piace molto questa sensazione. Non mi rattrista, anzi. Mi piace perché è come quando sta per arrivare la sera, i muscoli tesi possono rilassarsi, possiamo placare questa furia estiva, possiamo darci tregua. Mi piace un po' anche questa quarantena in fondo: dopo un'estate trascorsa a saltellare qua e là, come ormai non ero nemmeno più abituata a fare, adesso sto. Non faccio molto, mi dedico a chiudere tutti i piccoli compiti trascurati, parzialmente completati, abbandonati lì perché secondari all'impellenza estiva dell'andare fare vedere spostarsi.

Come prendersi un giorno per rammendare tutti i calzini, di modo farsi trovare pronti per il primo giorno di scuola.

Intanto è calato anche il buio. Tuona in lontananza, e lampeggia, e il silenzio di casa è interrotto a tratti solo dal sussulto del bandone in resina del balcone, strapazzato dalle folate di vento improvvise. In sottofondo, costante, lo sfrigolio lieve del frigorifero. Come a casa della nonna, d'estate. Mancano solo i grilli.

Di tutto quello che è successo quest'anno di brutto, faticoso, difficile, non ho quasi memoria in questo istante quieto. Ricordo la bellezza di aver riabbracciato amiche e amici, trascorso momenti con loro, trascorso momenti con compagni di viaggio e di vita, recuperando una leggerezza quasi inebriante, nonostante poi l'epilogo amarognolo.

E non ho voglia di fare altro, in questo istante quieto: guardarmi indietro, e sorridere con gratitudine.

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