Scirocco

in fondo

di tutto quello che vorrei dire

che mi gorgoglia subbugliando nella testa e nello stomaco

di tutto questo che mi s'intreccia appena dietro agli occhi

questo vorticare di foglie secche sul vetro della finestra

di tutto questo grumo di capelli vecchi che m'intasa lo scarico del cervello

di questo cumulo di piatti nel lavello

non m'esce nient'altro

se non che


vorrei 

prendere il largo

lasciar la presa, sentire la corda che contiene le vele

bruciarmi i palmi delle mani mentre scorre via impazzita

perché la forza del vento ha penetrato irreversibile quella forma compatta

compressa chiusa legata stretta:

s'è infiltrato e poi d'improvviso ha creato il varco e 

PAM

si è impossessato

di quella forma che prima era muta

e d'improvviso l'ha colmata di sé e con sé la spinge, potentemente, via

e d'improvviso il rumore di tessuto che sbatte e ansima e si chiude si riapre si muove parla grida schiocca si gonfia si affloscia si gonfia respira

respira

mentre la chiglia scivola via e fende l'acqua


che poi io vorrei non vederli i segni

vorrei non dar loro troppa importanza

lasciarli come moniti muti, così, una decorazione antica, 

un antico codice indecifrabile

da sfiorare con l'occhio distratto e saturo del visitatore del Louvre


io vorrei non vederli


ma il regno delle correnti d'aria è alle porte del prossimo mese

e sento già la pelle dei palmi


bruciare.

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