Aguas de Agosto
Poi d'improvviso arrivano i temporali di fine estate, e cala sul mondo uno sguardo pensoso, rivolto ad un punto indefinito, lontano, sulla linea d'orizzonte.
L'urgenza ribollente dell'estate trova qui un primo, repentino rallentamento, e quella smania irruenta, appassionata, irascibile si quieta di colpo: serpente ammansito dal mormorio ipnotico dela pioggia sugli oggetti che ricoprono il mondo.
Oggetti e creature fino a poco fa incandescenti, prossime alla fusione o alla combustione, che, se per loro fortuna scampati all'una e all'altra, improvvisamente ritrovano una temperatura ed una vibrazione sotto la soglia.
Esseri umani che si risvegliano dalla trance, e s'incamminano verso casa, parlando sommessamente, respirando l'odore delle cose bagnate; alcuni già silenziosamente proiettati verso l'inizio di un nuovo giro di giostra, mentre un grumo di malinconia ed ansia già prende forma nelle loro viscere; altri segretamente felici di essere finalmente approdati all'armistizio, al porto dalle acque placide che nutrirà le loro pelli indurite dal sole e dalle intemperie, e si prenderà cura delle loro anime strapazzate dai tumulti marini.
La nuova stagione è alle porte, e umani come piante come animali si apprestano ai rituali di congedo con la stagione morente; si coglie l'uva, si spremono i pomodori cladi e morbidi di sole, si riempiono barattoli, puliscono stanze, si raccoglie la sabbia dai pavimenti e la si scuote dalle borse fuori dalle finestre: un gentile invitare l'estate, con le sue vesti svolazzanti, i ciondoli di conchiglie, il passo di gazzella nervosa e lo sguardo ebbro di sole, ad incamminarsi e scorrere via, e a lasciare il posto all'autunno.
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