Equilibrio è movimento

Ultimamente mi sento particolarmente increspabile. Come la superficie di uno specchio d'acqua, risuono al minimo accenno di vento, al minimo tocco, al minimo evento che mi colpisce, o anche solo sfriora.

Mi sento un vulnerabile per questo, poco protetta, assolutamente non emancipata dall'incubo delle passioni e delle emozioni. Mi agito, le interazioni scatenano processi e reazioni che mi mettono in subbuglio, mi decentrano, come una mano antipatica che spinge il funambolo fuori dalla base d'appoggio, e gli fa perdere l'equilibrio.

Dovrei forse essere più solida? Passare dallo stato liquido allo stato di ghiaccio, trasparente ma imperturbabile? O dovrei forse funzionare come una superficie elastica, rimbalzando verso l'esterno ogni tentativo di intrusione? O essere ancora più violenta, e attaccare il nemico ancora prima che si avvicini?

Ma forse invece no, non dovrei irrigidire nulla, né proteggermi, né fuggire: piuttosto, accogliere l'increspatura e poi lasciarla andare. Non aggrapparmici, non alimentarla né amplificarla. Nessuna risonanza: lasciarla andare. Lasciare entrare e lasciare uscire, in modo liquido.

L'equilibrio non è statico, non è qualcosa che una volta raggiunto, poi sta, da solo, senza bisogno di far niente se non osservarlo: è una ricerca costante, un aggiustamento continuo delle membra, richiede uno sforzo misurato, ma attivo, per essere mantenuto.

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